“…e mi avete accolto”, i primi 10 anni di Bethesda, casa della Misericordia, a Villa Pettini : Venerdì 13, padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli (sede italiana del Jesuit Refugee Service che “accompagna, serve, difende” i rifugiati fin dal 1981) ci ha fatto il dono della sua presenza a Villa Pettini. Questo Febbraio 2026 è stato un mese importante per tutta Villa Pettini, perché proprio 10 anni fa ( dopo l’appello di Papa Francesco, che, in seguito all’immensa tragedia dei migranti e delle migliaia di morti in mare, invitava ogni realtà ecclesiale ad accogliere almeno una famiglia di migranti ) arrivo’ qui a Villa Pettini la prima famiglia di rifugiati.
Padre Camillo ci ha aiutato a fare memoria senza autocelebrarci, a ricordarci da dove siamo venuti, chi ci ha “chiamato”, chi vogliamo “accogliere, proteggere, promuovere”. Compiere questi percorsi di accoglienza, non significa in primo luogo offrire servizi, ma è essenzialmente entrare in relazione con i rifugiati e i richiedenti asilo : essi non sono l’oggetto delle nostre attività, ma sono persone portatrici di una dignità inviolabile. Tutto questo non è mai semplice, è un percorso complicato, difficile e spesso lastricato da insuccessi, ma è l’unica strada per poter far del bene a queste famiglie che hanno già tanto sofferto. I volontari non sono solo “una mano in più, perché ce n’è tanto bisogno”, ma sono “l’altro che entra in relazione”, sono chi “si lascia guardare dentro e si lascia interrogare da culture e modi diversi di vita”, sono non chi “ha tempo libero”, ma “chi ha un cuore libero”, un cuore capace di ascoltare e di mettersi nei panni dell’altro.
Padre Camillo ha poi continuato declinando i 3 verbi principali che guidano (ormai da ben 45 anni) anche tutte le azioni del Centro Astalli : accogliere, proteggere, promuovere.
Accogliere non vuol dire solo fornire letto e cibo, è prima di tutto una prospettiva di vita, è un modo di stare insieme e di, come spesso diciamo a Villa Pettini, “sedersi alla stessa tavola”, perché i rifugiati e i richiedenti asilo non siano oggetti delle nostre azioni, ma “soggetti”.
Proteggere, difendere la dignità di ogni migrante : e molto spesso tutto questo costa, stare dalla parte degli ultimi della storia costa sempre, costa in tranquillità, in accettazione da parte della nostra società, in perdita di occasioni o di amicizie,…
Promuovere : tutto questo modo di accogliere e di vivere porterà sicuramente a tanti bei frutti, sia per i volontari, sia per i migranti, frutti che si potranno vedere anche dopo molti anni.
Ringraziamo infinitamente padre Camillo Ripamonti, le sue parole e la sua grande esperienza ci hanno aperto il cuore e la mente.


